GREGORY FUSARO
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Sulla Terra

15/9/2025

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"Prendere posizione" è da sempre un mantra.

Ma da qualche tempo assistiamo a un'orgia di slogan riciclati. 
C’è una nuova forma di conformismo travestita da libertà: l’obbligo di esprimersi su tutto. 
Il paradosso? Mai come oggi si approfondisce così poco.
Servirebbe, semplicemente, più pensiero.

Sulla questione di Gaza questa mi pare l'iniziativa culturale più sensata organizzata in Italia. 
Una mobilitazione, perlopiù musicale, che parte da Piero Pelù e arriva a tanti artisti che da anni si impegnano e aiutano a fare informazione attraverso il linguaggio artistico (perché questa è la strada maestra, non le bandiere e gli slogan).

Pieno sostegno a questo evento a Firenze, con la speranza che si possa presto replicare in ogni ambito artistico.

Pronti a fare qualcosa che serva davvero, insomma.
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La passione

13/7/2025

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«La Sacra Rappresentazione è uno dei momenti più alti della cultura italiana. Mi piaceva l'idea di far precipitare un gruppo di personaggi inconsapevoli in una situazione di bellezza estrema. In questo caso è la storia di un uomo che perde l'ispirazione, ma la ritroverà attraverso questa catarsi.» (Carlo Mazzacurati)

Per caso vedo (o rivedo, non ricordo) La Passione di uno dei registi italiani più bravi e sottovalutati. 
Per caso in qualche modo mi immedesimo in vari personaggi. 
E a volte è proprio per questo che ci affascinano certe storie apparentemente distanti dal nostro mondo. 

"in questo mondo nessuno è indispensabile, anche Gesù può essere sostituito". 
Credo sia una frase che meriterebbe di essere affissa in ogni luogo di educazione. 

"nel cinema ci si dà tutti del tu, giusto? Anche in galera!" 
Mentre questa dovrebbe essere il mantra di molti addetti ai lavori.

In questi giorni mi godo Milano semi deserta e come ogni anno di questi tempi è una bella possibilità per ritagliarsi spazi per riflettere, 
ascoltare i pochi rumori della città abbandonata. 
Tutti al mare, ma non proprio tutti. 
A mezzanotte partono comunque i fuochi d'artificio, in certi quartieri. 
E quando non li sento quasi mi preoccupo. 

Il film visto mi ha salvato una serata anonima, figlia di un periodo dove forse è proprio la mancanza di ispirazione a vincere. 
E questo mi rassicura,
perché magari dalla noia arriva poi quel "fiore unico".

"Io avevo capito che ognuno è fatto come è fatto, ma non ci si deve mai lamentare, bisogna accettarsi. 
Le cose cambiano sempre, anche noi, ma dentro si rimane se stessi."
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San Siro

19/5/2025

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Quando sei a San Siro pensi e dici un sacco di cose che non puoi dire sui social perché ti censurano,
non puoi dirle a casa perché se vivi da solo i vicini poi ti isolano
e se non sei solo ti isolano lo stesso tutti.
Giustamente. 

Non le puoi dire nemmeno al bar di quartiere perché le bestemmie restano comunque un privilegio riservato a 'na certa età. 

Ieri in attesa del calcio d'inizio, guardando il maxischermo mi chiedevo perché Thuram si può permettere le treccine e io no, ma poi qualcosa mi ha distratto.

Dal terzo anello si vede Milano.
Si vede tutta Milano.
Quella bella e quella brutta (e qui lascio il giudizio alla soggettività). Non ci avevo mai fatto caso perché sicuramente lo noti solo in una certa stagione e con un determinato clima. 

"Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro"
disse qualcuno (forse esagerando, ma se lo poteva permettere) che ne sapeva sicuramente più di me. 
​
Evasione: sei allo stadio ma vedi il mondo un po' come lo stanno disegnando, un po' come effettivamente è (e prova a resistere), un po' per come te lo immagini.
Perché guardando in fondo, dopo le torri, io abito lì. Pensavo.
O forse laggiù, dopo il centro e verso la periferia sud. O est. 
O forse lì, ancora più a sinistra (sì, molto più a sinistra di entrambe le curve delle tifoserie).

Ma forse semplicemente questa città continua a mantenere una forza:
ci fa sentire tutti a casa, nonostante tutto.
E che fatica immaginare un futuro altrove!

P.S:
A volte usare l'immaginazione stanca ma è stancante anche chi non la usa
(L. C.)
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Una giornata confusa

27/4/2025

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Tra tisane e vino bianco passa una giornata che inizia con la morte di un Papa che seppur nell'indifferenza generale, perlomeno parlava del genocidio di Gaza, e prosegue più che con clima di festa, di ozio.

Ho un personalissimo rito quando mi trovo da solo e vivo la città, stupenda, nei giorni di festa. Vado alla Magolfa!
All'aperto, col sole in faccia e ascoltando Rino Gaetano in cuffia. 

Clima piacevole.
Vino bianco freddo, ortolana, panna cotta, caffè e grappa. 
Al tavolo di fianco ci sono una mamma e il figlio di circa dodici anni, che mangia una carbonara con gusto. Ma non parlano.
Nemmeno una mezza parola.
Perché? 
Magari è vedova e vorrebbe solo sparire?
Magari lui ha un'altra?
O magari lo ha mollato lei e il suo amante oggi è con la moglie?
O magari è la solita storia e qualunque sia la verità non ci accontenterà mai nulla?
Li osservo, ma in fondo mi irritano quindi torno a guardarmi intorno, a spiare e scrutare i passanti.
E ad ascoltare Rino, che probabilmente mi condiziona nelle analisi delle situazioni!

Torno a casa e il primo film che trovo è "Mediterraneo".
Una frase del sergente Lo Russo mi colpisce, tanto da portarmi a cercarla online per salvarla, trascriverla e rileggerla da sobrio:
"Una vita è troppo poco. Una vita sola non mi basta. Se conti bene non sono neanche tanti giorni. Troppe cose da fare, troppe idee. Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni? ...perché penso che è passato un altro giorno. Dopo mi commuovo, perché penso che sono solo. Un puntino nell'universo. I tramonti mi piacerebbe vederli con mia madre, e con una donna che amo, magari. Invece le notti mi piacerebbe passarle da solo, o con una bella troia, che è meglio che da solo."

Forte, cinica, cattiva. 
Ma con tantissimi spunti di riflessione evidentemente. 

Il film finisce e la riflessione che mi accompagna per il resto del pomeriggio è che voglio andare al mare! Ma non per non pensare. Semmai per ritrovare quella purezza che solo un battesimo in acqua tiepida e salata può restituire.
Accompagnato da una lussuriosa grigliata mista di pesce. 
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Abbas Kiarostami

10/2/2025

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"Non mi piace quando ci si limita a raccontare una storia o a farne un surrogato della letteratura. Non approvo che si sottovaluti o si ecciti lo spettatore. Non voglio stimolarne la coscienza o creargli sensi di colpa. Considerato che il cinema ha il dovere di raccontare storie, mi sembra che il romanzo lo faccia meglio. Da qualche tempo, sto pensando ad un altro cinema che mi renda più esigente e si definisca come settima arte. In questo cinema c’è musica, sogno, storia, poesia."

Ordinando cose a caso e a casa, ritrovo gli studi fatti per la tesi (2006) su Abbas Kiarostami e la Trilogia di Koker.
Un modo anche per ricordare cosa mi ha fatto innamorare di un certo modo di fare cinema.

Ad esempio, quel cortometraggio, "Nan va kuche" (Il pane e il vicolo, 1970):
Il suo compito più difficile era passare accanto a un cane e avere paura. Ho comprato una bicicletta, l’ho sistemato dall’altro lato della strada spiegandogli che gliel’avrei regalata se fosse andato a prenderla passando vicino al cane. Riuscì a farlo ed entrambi ed entrambi abbiamo ottenuti ciò che desideravamo. (Abbas Kiarostami)

Oppure in "Khane-ye dust kojast?" (Dov’è la casa del mio amico?, 1987)
Nella sceneggiatura era previsto che lui mentre piangeva dovesse dire “tre volte”. Per questa ragione ho deciso di inventare una piccona sceneggiatura parallela. Avevo incaricato il mio assistente di fargli una foto Polaroid e di darla al bambino. Mi ero accorto che a lui piaceva molto la fotografia e gli ho detto di conservarla, ma che nessun altro avrebbe dovuto fotografarlo ancora: “Questa è l’unica fotografia che devi avere e guai se qualcuno te ne scatta un altra”. Poi, di nascosto, ho spedito il fotografo a fargli un altra fotografia, dicendogli anche di rassicurare il bambino, dirgli che Kiarostami non lo sarebbe mai venuto a sapere. Dopo un paio di giorni sono andato dal bambino: “Ho saputo che ti sei lasciato fotografare un altra volta, fammi vedere se in tasca hai un’altra fotografia”. Mi sono fatto consegnare la seconda foto e l’ho messa via. Ho ripetuto lo stesso gioco per la terza volta, ma in quest’occasione il bambino aveva nascosto la fotografia tra le pagine del suo libro. Quando ho trovato la terza foto tra le pagine del libro l’ho strappata, mentre la macchina da presa riprendeva la scena, e gli ho detto: “Quante volte ti avevo detto che non dovevi permettere a nessuno di fotografarti ancora?”, e lui piangendo ha risposto: “Tre volte”. (Abbas Kiarostami)

​Ecco cosa a volte fa tornare, forte, la voglia di girare cose nuove... 
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Milano-Torino A/R

15/3/2024

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Milano Meravigliosa?

8/11/2023

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Ermanno Accardi mi intervista per il bel blog MILANO MERAVIGLIOSA
Una sincera chiacchierata tra email, telefonate e aperitivi in periferia!
​

Intervista integrale CLICCANDO QUI

​Grido cose giuste e ora sono uno splendido quarantenne!
(comunque in foto prendo male, dal vivo sono più bello!)
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Laurel & Hardy

18/7/2023

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ESTATE 2023
Cercando fresco in casa ho creato una zona di comfort tramite Sky, divano e pinot nero freddo (che poi è uno dei bianchi che preferisco).
E ho trovato un film che sinceramente inizialmente non mi incuriosiva, però...l'ho visto tutto e con estremo interesse.


​La storia di due comici che a un certo punto si ritrovano quasi dimenticati dal pubblico (e io non lo so e forse mai lo saprò, ma non deve essere una sensazione piacevolissima), e accettano di ricominciare dal basso, in piccoli teatri con poco pubblico.

Aspettando una nuova grande occasione (quella che per molti dura tutta la vita!).

Per poi riconquistare il loro pubblico con caparbietà, estro e risate.
​
"Due menti senza un singolo pensiero"

Ecco, Laurel & Hardy un certo punto sono stati molto più Underground di tanti altri!

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___________ (il lettore scelga il titolo)

5/7/2023

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Capita di fare ordine e pulizia (vero?).  
Magari ascoltando buona musica (nel mio caso specifico una strana compilation di Vasco Brondi). 
Capita di trovare vecchi scritti, tendenzialmente brutti. D’altronde se non li pubblichi, se non li condividi, evidentemente fanno cagare anche a te che li scrivi.  
Ne ho trovano uno particolarmente datato (oltre Venti anni fa, e il ventennio non è mai un bene, si sa!). Probabilmente una delle tante esercitazioni di scrittura. Esercizio per fortuna abbandonato in tempo!   
E ho pensato: perché non condividere questo scarto con l'immenso popolo del web? Quel popolo che sa come valorizzare determinate materie insomma! 
Ecco a voi un testo che non merita nemmeno un titolo! 
 
 
_________________
(
il lettore scelga il titolo) 
 
Ma quanto vorrei dirti cosa penso di te. A te. 
A te, che fai finta di ascoltare ma pensi solo a te.  
A te, che cerchi sostegno. 
Sostegno, che tutti vorremo sempre. 
Sempre, che parola stupida e inutile. 
Inutile, come il tempo che passa. A volte. 
A volte, penso anche di avere una qualche forma di talento. 
Talento, che non serve a nulla in questo call center che mi ha appena assunto. A tempo determinato. 
Determinato. Come me e come quelli che voglio intorno. 
Intorno, in questo cazzo di call center dove tutti corrono appresso ai numeri: “oh mica salvi vite umane, coglione!” 
Coglione. Specchio. 
Specchio, specchio delle mie brache, dove sarò domani? 
Domani, spero di incontrare la donna della mia vita.  
Vita, che paroloni.  
Paroloni, che fa rima con volgari pensieri. 
Pensieri, disperati e alla ricerca di un’idea che possa piacerti. Piacere. 
Piacere, a chi poi? 
Poi, prima o poi partirò. 
Partirò. Con te partirò. Ma con te chi? 
Chi: chi sei tu che mi guardi in autobus? Non sono Rino, io non ti so raccontare. 
Raccontare, fa rima con mare. 
Mare, un giorno imparerò a nuotare. 
Nuotare, come quella volta che stavo per annegare per inseguire un’illusione.  
Illusione, come questi tempi che secondo me dureranno un sacco di tempo.  
Tempo, ho sempre bisogno di tempo. Hai sempre bisogno di tempo. Abbiamo sempre bisogno di tempo. Ma chi ce lo regala? 
Regala, “regalami il tuo sogno” dice una canzone che passa adesso la radio. 
Radio, mi piacerebbe lavorarci, ho una bella voce. Me lo dicono tutte e tutti anche se poi non me la/lo danno.  
Danno, ecco qui si potrebbe scrivere un romanzo. Ma un romanzo è una cosa seria, Mica tutti lo dovrebbero solo pensare.  
Pensare. Di nuovo. 
Nuovo, mi trovo nuovo. Solo per oggi.  
Oggi, è già domani. Ma è uguale a ieri.  
Ieri. Domani parto.  
Parto. No, non sarò mai padre. 
Padre. Nostro. Vostro. Di nessuno. 
Nessuno dovrebbe scrivere facendo elenchi. 
Elenchi. Odio gli elenchi. Quanto mi stanno sul cazzo gli elenchi! 
 
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GRAZIE!

22/2/2023

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Questione di spazi, 
e anche di numeri.
In questo lungo periodo, iniziato in piena pandemia, sono partito per un viaggio particolare.
Dopo aver scoperto la storia di Claudio Galuzzi, 
ho deciso di farla scoprire anche a voi.

In questi mesi (anni) oltre 300 persone hanno visto il documentario dal vivo durante le proiezioni nei vari spazi che ci hanno ospitato.
Parlare con nuove e vecchie generazioni di temi tanto cari è stato non solo importante, ma formativo.

Ora finisce una fase e avevo un solo obiettivo: 
riuscire a stampare copie di DVD e chiavette USB per iniziare a far girare il progetto anche su supporti fisici (in cui continuo a credere). 
E ci sono/siamo riusciti, dato che tutto il raccolto è stato già utilizzato per la stampa!

Grazie a tutte e tutti voi!

Grazie a chi ha partecipato direttamente attraverso questa campagna,
grazie a chi ci ha aiutato e continua ad aiutarci con il passaparola!

Grazie a chi continuerà a sostenere questo progetto per non far dimenticare Claudio.

Sono sicuro che abbiamo piantato dei semi importanti
e questa storia non potrà più essere dimenticata!

Ora il percorso proseguirà dal vivo: 
siamo sempre alla ricerca di spazi per proiettare il documentario per cui se avete idee, contatti...sapete come, dove e quando trovarmi!
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crowdfunding cap. 2 - LA PIANURA DENTRO

22/11/2022

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"Un editore può cambiare il mondo?
Difficilmente: un editore non può nemmeno cambiare editore."


Ogni libro pubblicato con Edizioni Underground? è la tessera di un grande mosaico.
Un mosaico che ho sempre immaginato come la figura che più mi rappresenta.
Immagine ancora mai definita, per cui sempre da rincorrere.
​
Con la riedizione de LA PIANURA DENTRO abbiamo interrotto una serie di produzioni di autori esordienti o affermati nel circuito indipendente, per lavorare su un prodotto edito molti anni prima.
Operazione nuova per noi, rischiosa ma stimolante.
Come diceva qualcuno prima di noi "esistono libri necessari, esistono pubblicazioni necessarie"

La prima edizione di TraccEdizioni (1993) e la nostra (2020) sono legate da un nome, oltre quello di Claudio ovviamente: Sandro Sardella.

​Le due copertine sono le sue.
E in entrambi i casi rappresentano la pianura dentro, con la stessa intensità, la stessa poesia.

Il tutto impreziosito dai contributi di Ermanno Pea (prefazione) e Giovanni Garancini (postfazione).
E con l'inedito "La lingua sul tamburo e il tacco dello stivale (a quattro mani sul ritmo del tempo)" di Claudio Galuzzi ed Ermanno Pea.

Per sceglierlo come ricompensa (da solo oppure insieme al DVD o chiavetta USB) e sostenere il "progetto crowdfunding SE IL CIELO È TRADITO. LA STORIA DI CLAUDIO GALUZZI" su Produzioni Dal Basso, ecco il link:

https://www.produzionidalbasso.com/project/crowdfunding-se-il-cielo-e-tradito-la-storia-di-claudio-galuzzi/​

Questo progetto sarà vincente solo se lo sentirete vostro,
come io lo sento mio!

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crowdfunding cap.1 - IL DIARIO TRADITO

11/11/2022

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Da oggi proverò, in maniera romantica ma incostante, a parlarvi delle varie ricompense che riceveranno coloro che parteciperanno alla campagna di crowdfunding SE IL CIELO È TRADITO. LA STORIA DI CLAUDIO GALUZZI sulla piattaforma Produzioni Dal Basso

Iniziamo da
IL DIARIO TRADITO
Ovvero il diario delle riprese del documentario.

Le sensazioni provate durante gli incontri con Antonio Bacciocchi, Cristina Donà, Mauro Ermanno Giovanardi, Marcello Maloberti, Lilith-rita Oberti, Ermanno Pea, Massimo Pirotta, Davide S. Sapienza, Sandro Sardella.
E la trasformazione del timore in energia.
Proprio quell'energia che ora serve per portare a casa un altro bel risultato!

Per sceglierlo come ricompensa (da solo oppure insieme al DVD o chiavetta USB) e sostenere il progetto ecco il link:

https://www.produzionidalbasso.com/project/crowdfunding-se-il-cielo-e-tradito-la-storia-di-claudio-galuzzi/

"Avete presente quella sensazione di conoscere da una vita una persona appena incontrata? Ecco, è questo che mi è capitato appena ho stretto la mano di Ermanno.
In pochi minuti la casa di Luca (sede del set) è diventata la nostra casa. E a casa ci si sente liberi, a proprio agio. Così l’intervista diventa una lunga, lunghissima, conversazione intima. Con i ricordi che pian piano riemergono. Nella stanza è come vedere la proiezione del film di quel periodo. Che in fondo è quello che sto faticosamente cercando di fare.
"
(tratto IL DIARIO TRADITO, incontro con Ermanno Pea del 23 febbraio 2019)


p.s.
a giugno, passeggiando per le vie di Dozza insieme a Milena, ho incontrato "la pianura dentro" in questa opera di Alberto Zamboni (Le radici del pensiero).
​Perché l'opera di Claudio Galuzzi, evidentemente, non può morire mai.
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In viaggio

19/7/2022

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Spesso, quasi sempre, si parte sperando di arrivare prima possibile.
A volte invece no.

E finisce che nelle lunghe code in autostrada ti senti come a un concerto con migliaia, milioni, di spettatori. Che poi non sia musica ma bestemmie corali è secondario!

Poi magari succede che osservi abbracci (si, ancora si usano) liberatori di amiche ritrovate,
oppure rimani stupito quando la signora del B&B in Abruzzo ti dice di essere russa.
E con ironia sottile subito chiedi come gestire il condizionatore.
"Russa di dove?", chiediamo. "Siberia, un tempo vivevo a -42, adesso a +42". Sorride sempre, ed è bello quando si è circondati di sorrisi sinceri.

Se sei di passaggio in un posto devi mangiare il cibo del posto, e tra arrosticini e salsicce di pecora le 7 ore di viaggio diventano un lontano ricordo.

Poi se decidi di proseguire sull'Adriatica, forse perdi tempo e soldi, ma trovi un paesaggio assurdo, a tratti strabiliante.
Ma probabilmente lo vedi solo se non hai l'occhio fisso sulla destinazione.

Insomma, che cosa voglio dire?

Non
lo
so.
​
Forse solo che mi piace viaggiare piano, perché tra la partenza e l'arrivo c'è un fiume di vita che è un peccato perdersi!
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A Torino

28/5/2022

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Un anno fa lavoravo alla prima proiezione di questo progetto con due inseparabili partner: ansia ed entusiasmo!

Oggi annuncio la prima proiezione fuori dalla Lombardia e questo ha un valore enorme, perché la storia di Claudio non può avere un recinto geografico.

Torno a Torino.
Città che è sempre stata presente nella mia vita.
La prima volta che l'ho vista ho sentito subito odore di casa.

Era presente quando attendevo, sempre con ansia ed entusiasmo, lo zio che portava il vento del nord. Che tanti anni dopo mi ha svelato i segreti della città, e anche i suoi, che ora sono solo miei (ma questa la capiranno in pochi)

Poi sono diventato un ometto, e grazie a Ernesto (che non credo di aver mai ringraziato abbastanza) arrivo all'Archivio Cinematografico della Resistenza. insieme a Gianfranco, che Torino ancora ricorda 😄
Con Milena abbiamo vissuto la città durante le Olimpiadi: a chi non è mai capitato di andare al cinema all'alba?
E quando si torna a Torino ci si sente sempre e comunque a casa.

Dunque, torno a Torino.
Grazie a Laura, che più di altri può capire perché la storia di Claudio Galuzzi sia da raccontare ovunque.

A Torino.
"Il primo posto dove io sono possibile"
Se il cielo è tradito.

con
Antonio Bacciocchi, Cristina Donà, Mauro Ermanno Giovanardi, Marcello Maloberti, Lilith-rita Oberti, Ermanno Pea, Massimo Pirotta, Davide S. Sapienza, Sandro Sardella
E con la Pianura Dentro.

Vi aspetto giovedì 16 giugno alle h 19,30 al Circolo degli Artisti di Torino (via San Maurizio 6)

A Torino!
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Diario di un condannato

2/5/2022

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Mancano ancora tre giorni.

Nella stanza ci sono un letto, una scrivania senza cassetti, un foglio e una penna biro blu che non scrive da almeno due anni. Ogni settimana riesco ad avere un quaderno ma nessuno si è mai preoccupato di portarmi un'altra biro blu. Quindi passo il tempo a strappare i fogli per poi metterli a terra e coprire questo orrendo pavimento.
Mi piace il bianco.
Ogni settimana lo stesso stronzo che mi porta il quaderno cancella in un attimo quei miei giorni di lavoro puntiglioso. Solo una volta ho provato a fermarlo. Ancora ricordo il calore iniziale che avvolse il mio corpo quando il suo stivale mi venne incontro, sul petto.
Avrei potuto scrivere ogni secondo di questi venticinque anni. Con i soldi del libro si sarebbe arricchito mio figlio.
 
L'inizio è stato divertente.
I primi tre anni sono volati via tra scazzottate e barzellette, tra partite a calcetto e inculate.
Poi hanno allontanato tutti i miei compagni.
Forse sono stati loro a chiederlo.
O forse era già tutto deciso prima che arrivassi qui.
Era scritto come questo foglio.
Dovevo finire in questo mare di anime indemoniate e provare la solitudine.
Anche qui.
 
Ricordo come fosse ieri il giorno in cui mi sono venuti a prendere, nella notte.
Dormivo.
La radio accesa.
Hanno aperto la porta a calci.
Speravano di trovarmi con un fucile in mano per poter dire
“lo abbiamo dovuto uccidere, era armato!”
Invece mi ero appena fatto una sega, addormentandomi subito dopo.
Non ricordo le loro parole, ma ricordo sempre il calore delle botte.
Io al calore associo solo botte.
 
Non sono mai stato al mare.
Era lontano da casa e servivano troppi soldi per arrivarci. Ma ci sarei andato “uno di questi giorni” con la mia prima macchina, appena comprata. Avevo pure la patente, falsa.
Mi hanno arrestato prima che potessi comprare il costume.
In quel periodo ero talmente preso dal nuovo lavoro da scordare di essere ricercato. Mi capitava spesso a dire il vero.
Una volta scesi in piazza senza rendermi conto delle pattuglie di passaggio. Naturalmente nemmeno loro si accorsero della mia presenza.
Mi andava sempre bene.
E spesso ingenuamente mi sentivo un uomo normale. O meglio: cercavo nella quotidianità un pretesto per sentirmi prima normale, poi perseguitato.
 
E adesso sono qui, cerco di trattenere le lacrime. Il solo pensiero mi uccide, una paura mai provata.
La mia vita è passata.
Qui.
E non la immagino altrove.
Non saprei come comportarmi in quel nulla infinito che ora mi aspetta.
In questi anni non ho mai pensato a questo passo.
Ma ormai mancano solo due giorni e questi 25 anni saranno passati.
Cancellati via.
Per sempre.
 

Mancano due giorni.
                              Manca un giorno.
                                                         Eccolo.
                                                                     Piove.
                                                   Sono libero.
                                       Addio.

di Gregory Fusaro
testo tratto dalla raccolta di racconti UNGHIE
(2017, collettivo Underground?, Edizioni Underground?)

Maggiori info al link: 
https://www.edizioniunderground.it/collettivounderground

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Ci abbracciamo

12/7/2021

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​È solo calcio.
Ma forse anche qualcosa di più. 

Vialli e Mancini mi hanno regalato la prima delusione calcistica, nel 1990/1991, vincendo uno scudetto (strameritato) contro la mia Inter.



​
Eppure li ho sempre adorati.

E tifai per quella Sampdoria a Wembley nel 1992.
Perché era una squadra troppo bella. 
Poi Mancio è diventato mio eroe neroazzurro, ma questa è un'altra storia! 

In questo abbraccio c'è una storia che va oltre il calcio, è pieno di vita. 
E non ho mai esultato così tanto per la Nazionale!

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2 giugno 1981

1/6/2021

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Mi alzo al mattino con una nuova
Illusione, prendo il centonove per la rivoluzione
E sono soddisfatto un poco saggio un poco matto
Penso che fra vent'anni finiranno i miei affanni
Ma ci ripenso però mi guardo intorno per un po'
E mi accorgo che son solo
In fondo è bella però è la mia età e io ci sto
Si dice che in America tutto è ricco, tutto è nuovo
Puoi salire in teleferica
Su un grattacielo e farti un uovo
Io cerco il rock'n'roll al bar e nei metrò
Cerco una bandiera diversa senza sangue sempre tersa
Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po'
E mi accorgo che son solo
In fondo è bello però, è il mio paese e io ci sto
Mi dicono alla radio, statti calmo, statti buono
Non esser scalmanato, stai tranquillo e fatti uomo
Ma io con la mia guerra voglio andare sempre avanti
E costi quel che costi, la vincerò non ci son santi
Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po'
E mi accorgo che son solo
Ma in fondo è bella però è la mia guerra e io ci sto
Cerco una donna che sia la meglio
Che mi sorrida al mio risveglio
E che sia bella come il sole d'agosto
Intelligente si sa
Ma in fondo è bella però
È la mia donna e io ci sto
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18 maggio 2021

20/5/2021

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Vivere non è difficile potendo poi rinascere
Cambierei molte cose un po' di leggerezza e di stupidità
Fingere, tu riesci a fingere quando ti trovi accanto a me
Mi dai sempre ragione e avrei voglia di dirti
Che è meglio che sto solo

Ma l'animale che mi porto dentro
Non mi fa vivere felice mai
Si prende tutto anche il caffè
Mi rende schiavo delle mie passioni
E non si arrende mai e non sa attendere
E l'animale che mi porto dentro vuole te

Dentro ho segni di fuoco è l'acqua che li spegne
Se vuoi farli bruciare tu lasciali nell'aria
Oppure sulla terra

Ma l'animale che mi porto dentro
Non mi fa vivere felice mai
Si prende tutto anche il caffè
Mi rende schiavo delle mie passioni
E non si arrende mai e non sa attendere
E l'animale che mi porto dentro vuole te

L'ANIMALE
Franco Battiato

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Se il cielo è tradito

14/11/2020

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La mia giornata

18/7/2020

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Adesso “vi racconterò la mia giornata
tale e quale a come io l'ho passata
”

Da casa alla stazione una lunga e piacevole chiacchierata col tassista, che racconta del ristorante che aveva vicino Pavia ma che non è riuscito a mantenere dopo la morte dei genitori. E allora via in strada verso una nuova vita, a raccontare e ascoltare storie. A fine corsa mi regala una caramella della pasticceria dello zio 85enne. Che vuole morire facendo dolci.

Le mascherine nascondono tutto, tranne gli occhi. Così la receptionist dell'hotel prova a riconoscere chi la saluta. Compreso noi.
“Ci siamo già visti anni fa, vero?”

A pranzo il cameriere si sofferma sulla carta di credito. È falsa? È scaduta?
No, peggio: abbiamo lo stesso nome! Siamo increduli. Dopo quasi 40 anni posso vendicarmi e chiederlo pure io:
“come mai ti chiami Gregory?”

Il primo bagno dell'anno purifica. È il battesimo che rifaccio sempre volentieri. Quest'anno poi di più, anche se l'acqua è fredda, anche se tira vento, anche se non si suda troppo sotto il sole.
Non vedevo il mare dall'anno scorso, sembra una vita fa.
Forse lo è.

Arriva la cena.
E al mare è sempre tutto più buono.
Il cameriere mi guarda e mi chiede se voglio l'Amaro del Capo. Soddisfazioni, ma declino e gli chiedo un liquore della zona (Liguria).
Ora è notte e si sentono solo i gabbiani fare un gran casino.

“Mi lavo i denti, mi metto in mutande
E penso che questa vita
Sia solo, una gran buffonata
”
Ma tutto sommato divertente 
​☺️
p.s. i virgolettati sono tratti da testi di Appino
p.p.s. anni fa scattai una foto simile a questa, in Calabria. Due gocce d'acqua.


Foto
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.


(Vincenzo Cardarelli)

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I lati positivi (seconda parte)

4/5/2020

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Ognuno vive questo periodo a suo modo. 
Io mi sono divertito a unire le sensazioni, giorno dopo giorno, dalle prime raccomandazioni ai veri e propri divieti di uscire. 

​Limitandomi a osservare e vivere. ​
Ecco la seconda parte della mia personale rubrica "I lati positivi"

Guardiamo i lati positivi (Cap XV)

Troppo facili le foto ai piatti pieni e belli!
L'immagine perfetta del piatto è quella più brutta da vedere.
Vuoto, leggermente sporco.
Vissuto!

"Sono il vuoto, non sono diverso dal vuoto,
​né il vuoto è diverso da me; in realtà il vuoto sono io
"
(Jack Kerouac)
Foto

Guardiamo i lati positivi (Cap XVI)

Sabato sera a casa, che fare?
Guardare un film mai visto ad esempio?
No!

Rivediamo Aprile, che per qualche insana ragione mette buon umore! 🙄

"Muscoli! Così non ti vengono quelle spallucce vittimiste dei tennisti italiani, che perdono sempre per colpa dell'arbitro, del vento, della sfortuna, del net... sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa loro!"
(Nanni)

Guardiamo i lati positivi (Cap XVII)

Da qualche giorno girano in rete fake news
(e a ruota stupidi post acchiappa like...)
sul disimpegno di associazioni
come EMERGENCY e Medici Senza Frontiere.

Abbiamo i mezzi per informarci e verificare, quindi prima di condividere cazzate meglio fare un giro sui siti dei diretti interessati
(che nel caso specifico stanno dando aiuti enormi contro il Covid-19)

Ecco, in tutto questo gran casino, per me
​Emergency resta un punto di riferimento.
Il buon esempio.

"L'importante è capire fino in fondo che se ci sono persone che hanno bisogno di essere curate questo vada fatto"
(Gino Strada)
Foto

Guardiamo i lati positivi (Cap XVIII)

"ascolta, dato che di partire qui non se ne parla, portami tu un po' di regioni, uniamolo questo paese!"

Ed ecco il risultato!
(estrema curiosità per quell'Aglianico Terre di Cosenza!)

"Camminare con quel contadino
che forse fa la stessa mia strada,
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa
"
(Rino)
Foto

Guardiamo i lati positivi (Cap XIX)

Oggi è il compleanno di Milena
ma sono giustificato se non le ho comprato il regalo!

Vorrà dire che passeremo il tempo a guardare vecchie foto.

Oppure ad ascoltare finalmente le registrazioni del suono del mare che faccio ogni anno da quando mi hai chiesto di portarcelo a Milano.

​Che può sempre servire nei momenti difficili.
Foto

Guardiamo i lati positivi (Cap XX)

Mi manca girare a zonzo per le vie di Milano, mi mancano le presentazioni, gli eventi, il contatto con i "miei" autori
​e il collettivo UNDERGROUND?

Ma non avevo mai letto Montale col sole in faccia sulla "ringhiera", sorseggiando un buon vino e spiando i (limitati) movimenti dei vicini. 😂

E in fondo nemmeno il violento e costante soffritto dei filippini del piano di sotto mi turba troppo!

In un silenzio surreale, ma a suo modo interessante.
Foto

Guardiamo i lati positivi (Cap XXI)

Oggi il sole è caldo.
E mette buon umore, nonostante tutto.

Non ho voglia di leggere i tuttòlogi di economia,
vi preferisco quando spiegate come fare un piatto tipico di una regione
​in cui non siete mai stati!

Meglio osservare i piccioni che ormai dominano indisturbati la città, oppure le farfalle.
Spuntano pure loro adesso.

"Di dove i colori gentili delle farfalle, e la loro abilità al volo?
Sono figlie di una mosca e di un fiore
"
(Primo Levi)
Foto

Guardiamo i lati positivi (Cap XXII)

Anche se si è serenamente atei, in fondo questo Cristo ci è simpatico (come quando giudica la sua generazione, ad esempio).

E questi giorni sono inevitabilmente, per tutti, associati alla convivialità.
Per noi terroni anche al viaggio, al ritorno al Sud.

Una delle ultime belle uscite prima dei domiciliari
collettivi risale al solito 11 gennaio.
Quando in piazza Duomo ci si ritrova ogni anno
per ricordare De André:
"Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te
"

Non sono giorni sempre facili,
ma con Faber, Guccini, vino e pesce, si raddrizza sempre tutto.

E anche questi cortili milanesi ormai da tempo sono una mia casa.
Foto

Guardiamo i lati positivi (Cap XXIII)

“Vorrei che fosse stupendo e irrinunciabile come un 25 aprile”

E come ogni anno è necessario mettere una linea sempre più netta
tra noi e i fascisti.
Che ci sono sempre stati e sempre ci saranno,
seppur con forme e nomi diversi.
Seppur ridicoli come quelli di oggi.

Anche se chiusi in casa (non usciremo no, ma le parole di Mentana le condivido totalmente) rivendichiamola questa preziosa diversità.

Anche su web, chi riesce (non me ne vogliate ma le iniziative virtuali su questa data mi attirano molto poco, io aspetto con pazienza di tornare al 25 aprile urlato, sudato, vissuto).

Si avvicina il 25 aprile, nonostante tutto.
​
Foto

Guardiamo i lati positivi (Cap XXIV)

25 aprile.
Questa data è un valore.

E tra i tantissimi anziani morti in questo tremendo periodo
c'è anche la memoria di quegli anni.
Abbiamo il dovere di preservarla e tramandarla.
Siamo tutti coinvolti.

È una sofferenza non poterci ritrovare in strada.
In un corteo dove sai di incontrare sempre amici.

Ma questa data non verrà mai strappata dal calendario.
Né da un virus, né dall'idiota di turno.

"I partigiani sono le migliori persone che abbiamo avuto. Finché non torneranno donne e uomini come loro, sarà difficile che il 25 aprile festeggeremo qualcos'altro"

Buon 25 aprile.
A tutti, anche a quelli che non sanno ancora dire grazie.
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Guardiamo i lati positivi (Cap XXV)

In questi difficili giorni arriva una buona notizia:
​un ragazzino permaloso mi ha bloccato su Twitter!

“Io mi dico: è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati
”
😂

Guardiamo i lati positivi (Cap XXVI)

Lavoro.
Sia da dipendente che da “imprenditore”.
E sono consapevole di essere fortunato.

Con la casa editrice cerchiamo di tenere un occhio aperto sul mondo intorno. E su quello che sarà.
Ad esempio ci è arrivato questo testo.
Maurizio che dici?
​Lo pubblichiamo?

"Basti ricordare le crisi commerciali, che nei loro ritorni periodici sempre più minacciosamente mettono in forse l'esistenza di tutta la società borghese. Nelle crisi commerciali viene regolarmente distrutta una gran parte non solo dei prodotti già ottenuti, ma anche delle forze produttive che erano già state create. Nelle crisi scoppia un'epidemia sociale che in ogni altra epoca sarebbe apparsa come un controsenso:
l'epidemia della sovrapproduzione.
La società si trova improvvisamente ricacciata in uno stato di momentanea barbarie; una carestia, una guerra generale di sterminio sembrano averle tolto tutti i mezzi di sussistenza; l'industria, il commercio sembrano annientati, e perché?
Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio
”

Buon Primo Maggio.

Foto
Foto di Lewis W. Hine (Ragazzi in una miniera di Carbone in Pennsylvania, 1911)
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I lati positivi (prima parte)

17/3/2020

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Ognuno vive questo periodo a suo modo. 
Io mi sono divertito a unire le sensazioni, giorno dopo giorno, dalle prime raccomandazioni ai veri e propri divieti di uscire. 

​Limitandomi a osservare e vivere. 

CAP I
Nelle ore di “coprifuoco” ora si sta tutti insieme a casa a parlare amabilmente, a sfogliare album fotografici, a guardare un film in tv insieme, a leggere un buon libro, a fare l’ammmore.
Oppure a scartare un altro pacco.
Scaffali vuoti, non ci avete mai fatto paura, sappiatelo!
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CAP II
A Milano alle fermate dei mezzi pubblici non ci sono più
i testimoni di Geova
​a ricordarci che moriremo tutti.
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CAP III
Anche oggi Milano dormicchia.
E posso intervistare indisturbato
in un parco silenzioso
​Massimo Pirotta, per il mio nuovo documentario in arrivo!
E no, non gli ho chiesto nulla "di quella volta con Kurt Cobain"
Foto

CAP IV 
Oggi interessa più il campionato che il coronavirus.
E in fondo è giusto così.
Ma se Elio Germano vince l’Orso d’Argento come miglior attore alla Berlinale2020 per «Volevo Nascondermi» di Giorgio Diritti,
il mondo torna a essere un buon posto per qualche ora, dai 
​
P. S. Fatecelo vedere questo film però...
Foto

CAP V
Migliaia di lavoratori continuano ad andare a lavorare ogni giorno,
perché fermarsi è inutile.
​Spesso dannoso.
E si fanno sforzi, sacrifici.
Ma siamo decisamente meno del solito
e per il sesto giorno lavorativo di fila
​non arrivo in ritardo in ufficio.
Record!
Foto

CAP VI
I locali sono chiusi o deserti e capita di incrociare
​famosi personaggi del mondo dello spettacolo!
Facciamo un selfie?
Foto

CAP VII
"Io non ho paura di niente.
Solo un po' di me.
E di quello che dice la gente"

È stata una settimana complicata.
A cercare di mandare avanti le baracche,
col difficile compito di tenere alto l'umore tuo
e del mondo intorno, a cercare di
non farsi travolgere dalle paure altrui.
In mezzo a chi la pensa come te, a chi soffre,
a chi non la pensa come te, a chi vuole soffrire,
a chi ha capito che non bastano i corsi motivazionali,
a chi ha paura, a chi non vuole fermarsi,
a chi si rende conto che in fondo non siamo così forti.
In mezzo a chi, forse, ha capito per la prima volta
​cosa vuol dire non essere accolti.

​Qualche premio è meritato direi!
E poi la nutella non la mangia solo quel coglione!
Foto

CAP VIII
Milano.
Il tramonto e la luna in Darsena non ce li leva nessuno.
Foto

CAP IX
È sempre più complesso, ma ci proviamo!
Non riesco ad arrabbiarmi del tutto con chi stanotte
ha dato prova di immaturità.

Se hai paura a volte scappi, lo dovremmo sapere.

E naturalmente nemmeno con chi in questi giorni è uscito
(non c'era alcun divieto in merito e molti,
​tra cui il sottoscritto, uscivano perlopiù per lavoro).
Non era certo vietata una passeggiata dopo giorni chiusi in casa.
Questo paese è nostro figlio, è il nostro specchio riflesso.
Giudichiamolo e critichiamolo, ma è opera nostra.

​Nel bene e nel dramma.
​
E senza troppa retorica,
noi ora ci mangiamo linguine e polipetti,
​che altrimenti si fa fredda!
Foto

CAP X
Lavoriamo quasi tutti da casa oggi.
Dimensione nuova per chi è abituato a trotterellare in città!
Ogni tanto ci si affaccia dal balcone
a spiare i cortili dei vicini, e inizia il film...
​
<<E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’uomo e delle stagioni…”
Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”
>>
(Francesco Guccini)
Foto

CAP XI
Per anni ho invocato il “buon esempio” da seguire.
Ora probabilmente tutti noi dobbiamo dare il buon esempio.

Stiamo in casa, facciamo il nostro dovere
e cerchiamo le cose belle intorno a noi.
Ne abbiamo dai!

E non rompete se per fare la spesa
o andare in farmacia passo da qua
(credo di non essermi mai fatto un selfie qui
​in 14 anni di passaggi quasi quotidiani
)!
Foto

CAP XII
Situazione straordinaria, di sofferenza per tanti.
Per moltissimi lavoratori è faticoso il presente
e sarà ancora più duro il futuro.
Non tutti erano pronti a un'emergenza di questo tipo, però...io ho la fortuna di lavorare in un'azienda seria, Altroconsumo,
che da subito ci ha messo in sicurezza e nelle condizioni di lavorare in smartworking senza che nessuno glielo imponesse.
Ed è una grande fortuna, perché penso ai lavoratori costretti
a lavorare fuori, a prendere ferie o congedi o peggio ancora che si ritrovano in cassa integrazione o disoccupati.

​Ci sarà sicuramente il tempo per mettere in chiaro
quello che i decreti (e altri...)
non hanno fatto per la tutela dei lavoratori.

​Intanto io che in un'azienda seria ci lavoro
lo dico senza problemi, e la ringrazio pure qui!
Lavorare da casa in fondo un po' ci inizia pure
a piacere, ma sarò felice il giorno che rimetterò
​piede nel solito tranquillo caos quotidiano
Foto
foto di Giuseppe Gioia

CAP XIII
Scopriamo il silenzio.
Ascoltando meglio i vicini ad esempio.
Ma non origliando per farsi i cazzi loro, come si fa solitamente! 
Ascoltarli, per conoscerli davvero.

Come si chiama il bimbo che piange sempre alla stessa ora?
E non mi dà fastidio, giuro.

Da quale finestra esattamente arriva il suono del violino?
Cosa stai leggendo ad alta voce?
Fammi capire meglio le parole.

Cosa cucini di buono stasera?
Non mettere troppo curry stavolta!

Con chi parli sempre al telefono?

Cosa guarda stasera il vecchietto col mega schermo?
​Anche lui al venerdì Propaganda Live?
​
Però domani se ci incrociamo salutiamoci dai!
Foto

CAP XIV
Quando hai più tempo libero, ritrovi poesie.
​
"Dopo la guerra c'era una voglia di ballare che faceva luce"
Francesco Guccini
Foto
vignetta di MAKKOX 

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Certe cose

21/11/2019

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​Viaggiare è
camminare
verso l'orizzonte, 
incontrare l'altro,
conoscere, scoprire 
e tornare più ricchi
di quando si era iniziato
il cammino.
(Luis Sepúlveda)

Partimmo davvero.
Partimmo per quel lungo viaggio che è la storia di Claudio.
Io e Luca da Milano, Elena e Samuele da Casalpusterlengo.

Inizialmente queste riprese mi parevano piuttosto complicate, ma quando arrivammo a destinazione tutto  iniziò a schiarirsi.
Davide ci accolse con grande gentilezza e mise subito in chiaro le cose: “Vi porto in un posto bellissimo per la mia intervista. Ha un senso. Capirete”
Ci portò lassù, dove le parole non servono. Nemmeno un'immagine a volte serve. Certe cose vanno viste con i propri occhi e quel momento resterà unico. Non si potrà più riprodurre. Stop.

Davide sa cosa raccontare e sa come farlo. Per quaranta minuti non facemmo altro che ascoltare. Custodirò (e presto condividerò con tutti) un suo regalo: la lettura di un testo di Claudio a lui caro, in un luogo speciale.

Ma ci siamo dilungati troppo e Cristina aspetta da mezz'ora alla baita! Lo sguardo con cui ci accoglie parla da sé: “Va bene, siete perdonati!”
Allestiamo rapidamente il set per l’intervista, il clima è familiare. La tensione per il lavoro pian piano diminuisce e ci prepariamo, inconsapevolmente, a passare circa quattro ore assieme!
L’intervista diventa semplice per me, basta poco per spiegare il senso di questo progetto. Cristina ha tanto da dire, sia su Claudio che sugli altri temi trattati. Ci racconta del suo passato, ci legge dei brani e quella chitarra vicino lascia solo immaginare cosa sta per succedere. Mentre esegue solo per noi Piccola Faccia tratteniamo tutti a stento l’emozione. È un altro regalo che proprio non ci aspettavamo.

Poi andiamo a mangiare tutti insieme, anche con il piccolo Leo, interista ovviamente!

Cibo e vino ci avvicinano ulteriormente. Le distanze di qualche ora prima sono un lontano ricordo. Merito di Cristina, di Davide, della loro splendida accoglienza. Merito delle montagne intorno, che ci hanno protetto tutto il tempo. Invitarci lassù è stato il loro modo di volerci dire che certe cose vanno raccontate nei posti giusti. 

Lassù, attraverso le terre del suono.
 
Tutto è nato quel giorno di aprile, e sarà bello ritrovarsi tutti a presentare un libro che in fondo anticipa tante altre tappe di questo viaggio.
Ci saremo tutti, e ci sarà anche Manuel. Che forse non lo sa, ma è tra quelli che mi ha insegnato a non aver mai paura di prendere posizione, anche nel mondo artistico.

Un anno e mezzo fa siamo partiti per un viaggio alla scoperta di Claudio.

Quello che sta accadendo è la logica, splendida, conseguenza.
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Cut-up Estivo

2/9/2019

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"La commedia all'italiana è finita, quando i registi hanno smesso di prendere l'autobus" diceva Monicelli. 
Il viaggio che un mese fa mi ha portato da Milano a Cosenza potrebbe essere un suo film! 
Salito sul tram, sudato e già incazzato per i vari ritardi, resto in piedi. Un signore di mezza età mi fissa e sorride. Mi giro dall'altra parte.
Al capolinea del 3 mi avvicino alla porta, alza la mano e chiede: "scusa, posso farti una domanda?" Acconsento, con qualche sudore in meno. 
"Di dove sei?"
"Calabria", rispondo. 
Ride. "Si vede!" 
Sorrido pure io. 
"E somigli a mio amico pure calabrese. Poi una mia cugina è sposata pure con calabrese"
"E tu?"
"Io vengo dal Marocco, ma mi piace tanto la Calabria". 
Ci auguriamo buona giornata, poi riprendo la corsa verso la stazione. 
FrecciaRossa Milano-Napoli. 
Offrono colazione e quotidiano. 
Dopo la fermata di Roma ripassano per servire chi è appena salito, e mi chiedono: "Boarding Rome?" (io con l'inglese litigo, ma lui… 🙄). Vai a capire a che nazione mi può avere associato…
Regionale Napoli-Cosenza. 
Partito in ritardo, può succedere. 
A Salerno una ragazza si sente male e viene giustamente soccorsa. 
Dopo essere ripartiti il capotreno ferma tutto: la ragazza è scappata dall'ambulanza e la cercano in treno! Meno frequente, ma tuttavia può succedere anche questo!
Per concludere, un simpatico uomo piuttosto ben piazzato gira per i vagoni con un sacchetto vuoto e denuncia un furto...di mozzarelle. Due chili!
Non dovrebbe succedere, ma se succede fa ridere un sacco, garantisco. 
Il tutto mentre parlo con una giovane coppia vicina al matrimonio. Vivono a Monza, adorano Milano, ma quando tornano al Sud… 
Ecco, ad esempio anche a me piace il Sud. 
Ma anche il Nord. 
E tutto ciò che di bello e, a volte, ingenuo l'umanità possa regalare. 
Nel bene e nel male.
"Se mai qualcuno capirà, sarà senz'altro un altro come me" 

La Calabria è immagine:
Il canto ininterrotto delle cicale. 
Giovani artisti, speranza per una vera svolta. 
Le case vuote dei centri storici.
Giovani attivisti. 
Il canto popolare.
Razzisti, ma è inutile sforzarsi di essere cattivi: a ogni ospite, gradito o meno, farete sempre assaggiare il caciocavallo fresco o la salsiccia casereccia. 
Anziani che ti spiano. 
Bambini che ci guardano. 
Montagne, difficile associarle a questa Terra, eppure ci sono. 
Bagni al tramonto. 
Gatti tra le vie dei quartieri, randagi ma non troppo. Mucche nei laghi. Gufi che attraversano la strada. Gabbiani che prendono il sole. 
Voci nelle strade. 
Meduse. 
Il peperoncino. 
Internet che spesso manca ma non ti manca. 
Fuochi d'artificio. 
Aperitivi alternativi su terrazze vista mare. 
Strade piene di buche (e bene o male le prendo tutte). 
Tanto mare, dove con un po' di fantasia vedi il tuo passato e il tuo futuro. E prima o poi oltre ai tramonti, aspetteremo anche l'alba. 
Immagine, come "una somma di passi, che arrivano a cento"

Tante cose ci sono ma non si vedono nitidamente. 
Come l'Etna in lontananza.
Come la gente che ha solo voglia di star bene.
Come i bambini che ci guardano mentre scoprono che spesso i desideri sono più belli delle conquiste.
Come Stromboli fumante.
Come il barbiere del paese che ti racconta la bellezza del suo lavoro.
Come la musica popolare.
Come questo mare (e ti chiedi come sia possibile che da tanta bellezza possa nascere altrettanta sofferenza).
Come chi prova a immortalare un tramonto perfetto.
Come una bandiera che, in fondo in fondo, non serve davvero a nulla. 
Come noi, che un po' ci divertiamo a osservare e raccontare, 
un po' cerchiamo parole acchiappa like, 
un po' evitiamo di diventare quel "mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura"
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Carola

18/7/2019

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​In ogni posto nuovo voglio sentirmi a Casa e dopo ogni viaggio raramente porto con me souvenir, ma ricordi.
 
Come a Stoccarda:
  • Il verde qui è un bel colore. È vita.
  • Le birre tedesche sono le più buone.
  • In Germania sanno raccontare il loro passato. Sanno confrontarsi con il loro passato. Non lo nascondono, nel bene, nel male.
  • Se porti una bottiglia di plastica vuota nel supermercato ti danno 25 centesimi. Perché se rispetti l'ambiente sei più ricco, a priori.
  • L'antifascismo e l'antinazismo ci sono e li respiri, li leggi sui muri. Per fortuna.
  • Non noti il tedesco. Non noti lo straniero.
  • Lo stinco è una complessa opera d'arte.
  • #SalviniScheiße suona bene tanto quanto #SalviniMerda
 
 
Se poi le edicole sono tappezzate dal volto di una ragazza tedesca, Carola, che ha saputo prendere una decisione, tutto è ancora più luminoso.
Magari darà coraggio ad altri. Mi piace leggerla così.
Lacio drom.
 
p.s.
Io in tedesco so dire solo "Ein Bier" eppure per certi messaggi non serve il traduttore.
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